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Lo chiameremo Argo



1. Canis lupus familiaris

     C’erano una volta, tanto, tanto tempo fa, nelle terre di Levante, a sud del Monte Tauro, tra il Mare Mediterraneo e il deserto di Rub' al-Khali, degli esseri che si preparavano a dominare il mondo. Queste creature discendevano dall’Homo Sapiens e furono chiamati uomini. Essi erano di piccola statura e di grande coraggio, vivevano in capanne di legno saldamente ancorate al terreno ed erano cacciatori.    Si nutrivano di gazzelle, cervi e cinghiali, mangiavano ghiande e cereali selvatici; la generosa terra li invogliò a coltivarla e diventarono anche agricoltori.
     In quell’epoca altri esseri si aggiravano tra le coste orientali, selvagge e inospitali, delle terre di Levante e si preparavano a incontrare gli uomini. Erano dei carnivori dai canini aguzzi e dagli occhi chiari con un gran senso dell’olfatto. Queste creature discendevano dal Canis lupus e furono chiamati cani.
     S’incontrarono forse ad Ain Mallaha, nei pressi del Mare di Galilea, e divennero amici. Da allora non si sono più lasciati, e da oltre dodicimila anni vivono sotto lo stesso tetto in un’unica famiglia, e assieme nel tempo hanno conquistato il mondo.
     La storia dell’umanità è ricca di episodi che celebrano questa amicizia millenaria, che va dai primi pastori dell’Asia centrale, fino ai potenti re di tutta la terra.
Ciro il Grande, re dei re e imperatore persiano, trovò nei territori occupati dalle sue armate, durante la guerra in Mesopotamia, dei grossi cani da combattimento, che i Sumeri e i Babilonesi avevano allevato e addestrato. Fu conquistato da questi possenti esseri e se li portò al seguito del suo esercito durante quella e altre battaglie. E così fece Alessandro Magno di ritorno in Grecia dall’India.
     Durante la conquista della Britannia, dei feroci molossi si batterono al fianco degli eserciti dei principi britanni, contro le legioni di Giulio Cesare. I soldati romani apprezzarono questi cani da guerra fedeli e risoluti che, conquistata la Britannia, li fecero propri e li portarono a Roma. Nella capitale dell’impero essi furono usati sia per la guerra sia per i giochi nelle arene, e ne fu auspicato l’uso domestico, perché questi esseri si rivelarono anche dei devoti guardiani del focolare. “Cave canem” - attenzione al cane - scrivevano i romani davanti all’ingresso delle loro case, così da allertare i malintenzionati e garantirsi la tranquillità.
     Nei secoli a venire, bardati di metallo e di cuoio o liberi e snelli, i cani hanno combattuto al fianco dei re e dei cavalieri, dei generali e dei soldati, in tutte le battaglie e le guerre di questo mondo.
     E il cane fu chiamato “il migliore amico dell’uomo” e lavorò per lui. Si mise a trainare le slitte nelle lunghe distese di neve nelle terre del Nord. Badò al bestiame e accudì ai greggi, proteggendoli dai lupi, dagli orsi e dalle linci. Lo accompagnò nelle battute di caccia per procurarsi il cibo e per eliminare le fiere che lo assalivano. Difese l’uomo e la sua famiglia dai cattivi e dai molestatori e lo aiutò a sorreggersi e a camminare quando le forze non lo sostenevano più.
     E così i cani hanno combattuto per gli uomini e gli uomini hanno combattuto per i cani; e altri uomini hanno salvato dei cani e altri cani hanno salvato degli uomini; e alcuni uomini sono morti per il loro cane e molti cani sono morti per il loro padrone.
     In questa grande e unica amicizia, in questa reciprocità di valori e di sentimenti, a volte la lealtà è però purtroppo stata disattesa: il cane è sempre stato leale, l’uomo no.
     La nostra storia comincia qui.