Il delegato di polizia Ezechiele Beretta se ne sta al bar Lugano a gustarsi il primo caffè del mattino, quando il trambusto proveniente dall'esterno attira la sua attenzione. Gli abitanti del malfamato quartiere Sassello avanzano verso il centro della piazza al seguito di Mosè Guerreschi che incede disperato alla ricerca d’aiuto. L’uomo ha aggrappata ai pantaloni la piccola Ombretta e tra le braccia, avvolto da una coperta, il fratellino Agostino esanime.
Il Beretta, costernato dall’incomunicabilità del Guerreschi, afferra il fagotto e si precipita alla ricerca di un medico. Ripresosi da quel brutto momento, Agostino racconta ai gendarmi che il Babau voleva rapirlo e lui è riuscito a salvarsi. Il Beretta, dopo una verifica della testimonianza, archivia il caso come la conseguenza di una marachella finita male.
Pochi giorni dopo, però, quando Ombretta viene rapita in circostanze analoghe, il Beretta maledice le sue conclusioni affrettate e dedica tutte le sue forze per ritrovare la bambina. Tra false piste, intuizioni geniali e squarci sulla vita privata del tormentato protagonista, le indagini procedono frenetiche contro il tempo, mentre ombre sempre più minacciose si allungano sulle acque blu del lago che bagna la città.
Ambientazione
Il sanatorio di Agra
Stampa & Web
Un'ombra sul lago Dario Galimberti descrive così minuziosamente e piacevolmente tanto la storia quanto la città, che poi è la sua. Architetto di casa a Lugano, lo scrittore sa mettere in fila una trama coinvolgente con dettagli che rendono la lettura ancor più interessante. Altro... La redazione web, Il Giornale di Brescia (2019)
Lettori
Un'ombra sul lago Mi è piaciuto, ed è dir poco, il libro di Dario Galimberti che ha vinto la terza edizione di 'Fai viaggiare la tua storia'. "Un'ombra sul lago", pubblicato da Libromania.
Il lago è quello di Lugano, e lì è ambientata la vicenda. Nel 1934.
Ho potuto immergermi nel quartiere del Sassello di Lugano, ora scomparso, sentire le atmosfere di un mondo povero e di uno meno povero, fino a dirmi che il mondo svizzero, da me chissà perché immaginato a Lugano e dintorni sempre ben ricco, ha avuto e ha ombre, come dappertutto.
Il nome dell'oggi commissario, allora chiamato 'signor delegato', è straordinario: Ezechiele. Per gli amici Zechi.
La pepa tencia, la donna di picche nel gioco delle carte, mirabile la descrizione dei bar fumogeni d'allora, e lo sfrusaduu, il contrabbandiere o la tazzin per bere il vino e il tirasass e, come dimenticarlo, il coniglio Nerofumo che volteggia nella gabbia come un matto, che sta per essere accoppato da mano contadina ed è cosciente di fare una bruttissima fine: "... pareva persino che avesse chiuso gli occhi, così da non vedere...".
Suggestiva l'immagine dei bambini nella neve "che incuranti del freddo si lasciavano cadere di schiena negli spazi immacolati e con vistosi movimenti di braccia e gambe creavano bassorievi di angeli effimeri".
Straordinaria anche la storia che si dipana nel Sassello, sfiorando il confine italiano con turrite postazioni di cui non voglio svelare altro per l'interesse di chi leggerà. Dirò soltanto che è venuto a galla, come pietra che non dovrebbe risalire con uno strattone ma levigarsi nel tempo, il ricordo di mio padre finito prigioniero a Buchenwald.
Grazie, Dario Galimberti Altro... Irma Cantoni, Facebook (2019)